powered by
Benvenuto!   Accedi o registrati
INFORMAZIONI
L'erronea quantificazione dell'I.S.C. non comporta una maggiore onerosità del finanziamento
Correlati
Ricerca
L'erronea quantificazione dell'I.S.C. non comporta una maggiore onerosità del finanziamento
L'erronea quantificazione dell'I.S.C. non comporta una maggiore onerosità del finanziamento
INFORMAZIONI
L'erronea quantificazione dell'I.S.C. non comporta una maggiore onerosità del finanziamento

Secondo il Tribunale di Venezia, sentenza del 28 giugno 2019, n. 1451, l'indicatore sintetico di costo non rappresenta una specifica condizione economica da applicare al contratto di finanziamento, ma svolge unicamente una funzione informativa, finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi. L'erronea quantificazione dell'I.S.C., quindi, non può comportare una maggiore onerosità del finanziamento, non mettendo in discussione la determinazione delle singole clausole contrattuali che fissano i tassi di interesse e gli altri oneri a carico del mutuatario, e, conseguentemente, non rende applicabile a tale situazione quanto disposto dall'art. 117, comma 6, T.U.B.

Nell'impianto normativo esistente non è possibile rintracciare espressamente la sanzione dell'invalidità per la fattispecie in questione. Infatti, una simile sanzione è prevista dal legislatore solo per il caso del credito al consumo, nell'ambito della cui disciplina l'art. 125 bis, comma 6, T.U.B. espressamente prevede che, nel caso in cui il T.A.E.G. indicato nel contratto non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente computati nell'I.S.C.) sono da considerarsi nulle.

E' quindi evidente che, qualora il legislatore avesse voluto sanzionare con la nullità la difformità tra I.S.C. e T.A.E.G. nell'ambito di operazioni diverse dal credito al consumo, allora lo avrebbe espressamente previsto con una norma dal tenore analogo a quella citata.