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Segnalazione a sofferenza: quando è illegittima?
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Segnalazione a sofferenza: quando è illegittima?
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Segnalazione a sofferenza: quando è illegittima?

Il Tribunale di Salerno, con ordinanza del 7 ottobre 2019, pronunciandosi in materia di segnalazione alla Centrale Rischi, precisa che l'appostazione a sofferenza del credito, lungi dal poter discendere dalla sola analisi dello specifico o degli specifici rapporti in corso di svolgimento tra la singola banca segnalante ed il cliente, implica invece una valutazione della complessiva situazione patrimoniale di quest'ultimo e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo nel pagamento del debito.

Ciò che rileva è la situazione "oggettiva" di incapacità finanziaria (incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte), mentre nessun rilievo assume la manifestazione di volontà di non adempimento se giustificata da una seria contestazione sull'esistenza del titolo del credito vantato dalla banca.

Qualora il cliente giustifichi l'inadempimento con la contestazione del credito per il quale sia stata adita un'Autorità terza rispetto alle parti, la banca può procedere all'appostazione a sofferenza, con la variabile di classificazione "rapporto contestato", solo se la contestazione non è seria (ossia, pretestuosa e meramente dilatoria) e se la situazione finanziaria del cliente, ricavata da una valutazione complessiva, denota una obiettiva difficoltà, non transitoria, di adempiere.

Nella fattispecie in esame, si tratta di una segnalazione a sofferenza effettuata in pendenza di un'azione di accertamento negativo del credito non manifestazione infondata e senza una valutazione effettiva della situazione finanziaria del ricorrente. Di qui la sussistenza del fumus boni iuris, in termini di probabile fondatezza del diritto alla cancellazione della segnalazione illegittima.