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Eccezione di prescrizione e rimesse solutorie: ultimi orientamenti
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Eccezione di prescrizione e rimesse solutorie: ultimi orientamenti
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Eccezione di prescrizione e rimesse solutorie: ultimi orientamenti

La Suprema Corte affronta la questione inerente le modalità di formulazione dell'eccezione di prescrizione sollevata dall'istituto di credito allorché il correntista agisca per la restituzione di somme indebitamente addebitate.

Nel caso di specie, il ricorrente lamentava la violazione dell'art. 2697, comma 2, c.c., in quanto, ritenendo le rimesse solutorie sulla base della c.t.u. ed accogliendo l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca, la Corte d'Appello avrebbe invertito l'onere probatorio sulla natura delle rimesse, ponendolo a carico del correntista, invece che dell'istituto: mentre al contrario, nell'assunto del ricorrente, le rimesse hanno "normalmente funzione ripristinatoria" e la banca ha l'onere di dettagliare l'eccezione con riferimento ai singoli versamenti eseguiti sul conto.

La Cassazione civile ritiene il motivo manifestamente infondato, avendo precisato le Sezioni Unite, con la sentenza del 18 giugno 2019, n. 15895, come nel formulare l'eccezione di prescrizione la banca non sia onerata di indicare il termine iniziale del decorso della prescrizione medesima, vale a dire l'esistenza di singoli versamenti solutori, a partire dai quali l'inerzia del titolare del diritto può venire in rilievo, potendo essa limitarsi ad allegare tale inerzia, spettando poi al giudice verificarne effettività e durata, in base alla norma in concreto applicabile; le medesime S.U. hanno altresì chiarito come il problema della specifica individuazione delle rimesse solutorie si sposta dal piano delle allegazioni a quello della prova, "sicché il giudice valuterà la fondatezza delle contrapposte tesi al lume del riparto dell'onere probatorio, se del caso avvalendosi di una consulenza tecnica a carattere percipiente".

E' quanto si legge nell'ordinanza della Cassazione civile, 25 novembre 2019, n. 30637.