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Interessi usurari e art. 1815, comma 2, c.c.: ultimi orientamenti del Tribunale di Roma
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Interessi usurari e art. 1815, comma 2, c.c.: ultimi orientamenti del Tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma, Sezione XVII civile, con sentenza del 9 ottobre 2019, n. 19334, chiarisce che "l'art. 1815, comma 2, c.c., nel prevedere la nullità della clausola relativa agli interessi, ove questi siano usurari, intende per clausola la singola disposizione pattizia che contempli interessi eccedenti il tasso soglia, indipendente dal fatto che essa esaurisca la regolamentazione dell'entità degli interessi dovuti in forza del contratto".

D'altro canto, la neutralizzazione della disposizione che disciplini il pagamento di interessi non usurari non potrebbe derivare dall'inefficacia della previsione contrattuale concernente gli interessi usurari. Pertanto, nell'ipotesi in cui le parti abbiano convenuto un saggio di interesse inferiore al tasso soglia, la relativa disposizione è valida, e non vi è modo di ritenere che ad essa si comunichi la patologia negoziale che colpisce la sola pattuizione patologicamente viziata. Di conseguenza, il correntista deve comunque corrispondere quegli interessi che non presentino carattere di usurarietà.

Tale orientamento appare anche in linea con il principio generale del nostro ordinamento della conservazione del negozio nell'ipotesi di cui all'art. 1419 c.c., nel senso che la nullità parziale di una clausola non comporta la nullità dell'intero contratto e le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative.