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Il Tribunale di Milano sull'obbligo di conservazione della documentazione bancaria
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Il Tribunale di Milano sull'obbligo di conservazione della documentazione bancaria

Il Tribunale di Milano torna sulla richiesta documentale ex art. 119 TUB, ribadendone i limiti.

Sul punto, osserva infatti come l'obbligo di conservazione della documentazione riguardante ciascuna operazione bancaria venga contenuto dall'art. 119 TUB nel limite temporale del decennio a risalire dal momento della richiesta di consegna di copie avanzata dal cliente dell'istituto di credito; se è vero che tale limite temporale opera esclusivamente quale contenimento del diritto del cliente a ottenere le copie e non anche quale agevolazione sul piano probatorio in favore delle banche, va tuttavia ricordato come il problema dell'onere probatorio gravante sull'istituto di credito sorga solo là dove la banca agisca in giudizio per far valere un proprio diritto di credito, proponendo la domanda giudiziale o, qualora convenuta, proponendo domanda riconvenzionale.

Nel caso in cui, viceversa, l'istituto di credito sia convenuto in giudizio e non avanzi alcuna pretesa creditoria, l'onere probatorio graverà ai sensi dell'art. 2697 c.c. interamente a carico dell'attore sostanziale, ossia il cliente della banca, il quale solo sarà tenuto, al fine di ottenere l'accoglimento delle sue domande, a dover provare i fatti che ne costituiscono il fondamento, non avendo il legislatore previsto in materia alcuna inversione sul piano probatorio.

Se, quindi, nella prospettiva di un contenzioso fra banca e il suo cliente, quest'ultimo potrà contare sulla collaborazione forzosa della controparte ai fini del reperimento della documentazione del rapporto limitatamente al decennio antecedente all'istanza ex art. 119 TUB, per il periodo più risalente sarà suo onere fornire la prova del diritto azionato.

Nel caso di specie, quindi, avendo parte attrice prodotto in giudizio gli estratti conto a partire dal 2006 e quindi già risalenti a oltre un decennio rispetto alla prima richiesta ex art. 119 TUB, il correntista non potrà pretendere una collaborazione ulteriore da parte della banca, la quale non è tenuta a conservare la documentazione oltre tale periodo ai sensi della disposizione in esame.

Ne consegue che il difetto di documentazione del periodo iniziale del rapporto di conto corrente non potrà che gravare sull'attore, la cui pretesa potrà essere accertata solo nei limiti in cui il diritto è stato provato, senza poter dare corso in sede di ricostruzione del saldo a pratiche contabili fittizie, quali l'azzeramento della prima posta a debito documentata, le quali viceversa troverebbero giustificazione solo là dove fosse stata esercitata una pretesa creditoria ad opera della banca.

In questi termini si è espresso il Tribunale di Milano, Sezione VI Civile, sentenza 5 dicembre 2019, n. 11212.