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Illegittima la segnalazione a sofferenza senza preavviso
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Illegittima la segnalazione a sofferenza senza preavviso
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Illegittima la segnalazione a sofferenza senza preavviso

Il Tribunale di Catanzaro si pronuncia in tema di segnalazione presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia eseguita in mancanza del relativo preavviso.

Sul punto, il Giudicante sottolinea che l'intermediario ha l'obbligo di far precedere la segnalazione (tanto in Centrale Rischi quanto presso banche dati gestite da soggetti privati) del nominativo di un soggetto con il quale intrattenga un rapporto di credito da una preventiva comunicazione all'interessato.

In particolare, l'art. 125, comma 3, D.Lgs. n. 385/1993, prevede che "i finanziatori informano preventivamente il consumatore la prima volta che segnalano a una banca dati le informazioni negative previste dalla relativa disciplina. L'informativa è resa unitamente all'invio di solleciti, altre comunicazioni, o in via autonoma".

L'informativa obbligatoria non può che essere intesa come preventiva, essendo finalizzata a consentire al cliente di approntare i possibili rimedi, in vista del rientro dalla propria obbligazione.

Da quanto detto, discende che, qualora il finanziatore ometta di inviare la suddetta comunicazione avente natura di atto ricettizio o non rispetti il termine di preavviso fissato in 15 giorni, la segnalazione è, per ciò solo, illegittima.

Ebbene, nel caso di specie la Banca, negando la propria tenutezza alla esecuzione del descritto obbligo di preavviso, non ha in alcun modo fornito la prova di aver rispettato l'adempimento preliminare sulla stessa incombente.

Quanto all'ulteriore profilo relativo all‘istruttoria condotta da parte dell‘istituto di credito in ordine all'insolvenza dei propri clienti, il Tribunale evidenzia come l'iscrizione a "sofferenza" richieda una valutazione, da parte del soggetto segnalante, "della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest'ultimo nel pagamento del debito": in merito, si ritiene pacificamente che l'istituto di credito, nei rapporti con il proprio cliente, è tenuto alla diligenza di cui all'art. 1176, comma 2, c.c., per cui, nell'effettuare una segnalazione alla Centrale dei Rischi della Banca d'Italia, deve accertare diligentemente la sussistenza di una condizione di insolvenza del cliente medesimo, da intendersi quale situazione di difficoltà economica che rende verosimile, ma non necessariamente attuale o già attuato, il recupero coattivo, senza escludere la possibilità di rientro o ristrutturazione del debito.

Nel caso in esame, la Banca non ha provato di aver posto in essere un'istruttoria nei sensi di cui sopra; l'istituto di credito, infatti, non ha dimostrato di aver preventivamente valutato la complessiva situazione del cliente, nei termini di una insolvibilità, ovvero di una non transitoria difficoltà economica del soggetto tale da rendere serio, concreto ed attuale il pericolo dell'irrecuperabilità della prestazione dovuta, avendo prodotto in allegato alla comparsa costitutiva di primo grado unicamente il prospetto delle rate insolute relative al contratto di mutuo. In difetto della prova di una siffatta verifica, dunque, la segnalazione operata dalla Banca va ritenuta illegittima.

E' quanto si legge nell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro del 16 ottobre 2019.