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Segnalazione erronea alla Centrale Rischi e valutazione del nesso di causalità
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Segnalazione erronea alla Centrale Rischi e valutazione del nesso di causalità

La Suprema Corte, intervenendo in tema di illegittima segnalazione presso la Centrale Rischi, chiarisce che l'accertamento del danno causato dalla lesione del credito commerciale esige l'accertamento d'un duplice nesso causale:

(a) un primo nesso tra la condotta illecita (nella specie: la erronea segnalazione alla Centrale Rischi) e la contrazione dei finanziamenti o la perduta possibilità dell'accesso al credito;

(b) un secondo nesso tra la contrazione dei finanziamenti e il peggioramento dell'andamento economico del soggetto danneggiato.

Ovviamente l'accertamento del primo nesso (da valutare con le regole della causalità materiale, ex art. 40 c.p.) non implica di per sé la sussistenza del secondo (da valutare con le regole della causalità giuridica, ex art. 1223 c.c.).

La chiusura, da parte d'un istituto bancario, delle linee di credito precedentemente accordate ad una società commerciale potrebbe infatti in teoria causarne la decozione tout court; oppure accelerarne una decozione che comunque era inevitabile; od ancora risultare irrilevante, ad esempio nel caso di società floride e sovracapitalizzate.

Le pregresse condizioni economiche e patrimoniali della società che assume di essere stata danneggiata, pertanto, costituiscono un fatto materiale rilevante e centrale nell'accertamento del danno in esame, che, nel caso di specie, la sentenza d'appello ha effettivamente trascurato di esaminare: sia in sé, sia in relazione alla illegittima segnalazione alla Centrale Rischi.

La Corte capitolina infatti ha deciso la causa come se la società fosse florida e in attivo. Per contro, le pregresse condizioni economiche finanziarie della società, nonché il trend operativo degli anni immediatamente precedenti la segnalazione alla Centrale Rischi erano circostanze che dovevano necessariamente essere prese in considerazione ai fini della valutazione del nesso di causalità, poiché erano tali da poterne teoricamente escludere la sussistenza.

La sentenza d'appello va quindi su questo punto cassata con rinvio alla Corte d'appello di Roma, in diversa composizione, affinché il giudice del rinvio prenda in esame il "fatto materiale" rappresentato dalle pregresse condizioni economiche e finanziarie della società, e valuti se queste abbiano causato, concausato o soltanto accelerato il danno di cui si è chiesto il risarcimento.

Così si è espressa la Cassazione civile - Sezione VI - Ordinanza dell' 1 luglio 2020, n. 13264.