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Il Tribunale di Civitavecchia su usura, interessi moratori e tasso soglia
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Il Tribunale di Civitavecchia su usura, interessi moratori e tasso soglia

Secondo il Tribunale di Civitavecchia, va rilevata l'infondatezza in punto di diritto della tesi sostenuta da parte attrice, laddove pretende di confrontare con il tasso soglia un valore ottenuto mediante la sommatoria tra il tasso convenzionale e il tasso di mora.

Invero, la deduzione della natura usuraria del tasso di interesse pattuito è formulata calcolando il tasso mediante la sommatoria del tasso globale e del tasso di mora, secondo un'interpretazione "distorta" del dettato normativo e delle pronunce giurisprudenziali favorevoli al calcolo dell'interesse moratorio ai fini dell'usura (in primis Cass. civ. 350/2013).

Infatti, pur dovendosi aderire alla tesi che afferma l'assoggettabilità dell'interesse moratorio alla disciplina di cui alla L. 108/1996 - tesi sostenuta dalla giurisprudenza di legittimità con la nota sentenza n. 350/2013 e da una parte della giurisprudenza di merito, che appare maggiormente aderente al dettato legislativo, laddove il legislatore ha espressamente fornito l'interpretazione autentica della legge antiusura con d.l. 394/2000, conv. in L. 24/2001 stabilendo che "Ai fini dell'applicazione dell'articolo 644 del codice penale e dell'articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo" e dunque anche a titolo di mora - deve comunque ritenersi errato da un punto di vista logico ricostruire il TEG mediante la mera somma aritmetica del TAN e del tasso di mora, stante la diversa natura delle due tipologie di interessi e i diversi presupposti e modalità applicative.

Come sostenuto dalla prevalente giurisprudenza di merito, il tasso di mora non è confrontabile con il tasso globale medio, che è determinato escludendo la maggiorazione richiesta dalle banche a titolo di mora, come esplicitato nelle Istruzioni della Banca d'Italia destinate a rilevare il TEGM e nei decreti trimestrali del Ministero dell'Economia e Finanze.

Appare, dunque, irragionevole e irrazionale il raffronto del tasso di mora con un parametro del tutto disomogeneo costituito dal TEGM.

Tanto è vero che, prendendo atto dell'indirizzo giurisprudenziale che applica la disciplina anti-usura all'interesse moratorio e dell'assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca d'Italia ha adottato, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,10 punti percentuali per poi determinare la soglia su tale importo - nel caso di specie mediante l'aumento della metà (nei "Chiarimenti in materia di applicazione della legge antiusura" pubblicati il 3/7/2013 si legge: "Gli interessi di mora sono esclusi dal calcolo del TEG, perché non sono dovuti al momento dell'erogazione del credito ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente... In ogni caso, anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura… In assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca d'Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo").

In numerose pronunce della giurisprudenza di merito è stato correttamente osservato che, ove si volesse ritenere che pure gli interessi di mora debbano essere rispettosi del limite legale antiusura, e che si possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest'ultima dovrebbe comunque venire calcolata con i criteri dettati dai decreti trimestrali, con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali, secondo la stessa Banca d'Italia e la sua nota di chiarimento in materia di applicazione delle legge antiusura del 3.7.13 già richiamata.

È stato infatti ritenuto che se gli interessi moratori sono (ex ante) separatamente rilevati rispetto agli oneri che concorrono a formare il TEGM (base di calcolo del "tasso soglia"), andrà operata (anche ex post) una separata valutazione dell'usura oggettiva con riferimento alla mora, il cui valore, singolarmente considerato - e non sommato a quello degli interessi corrispettivi - andrà confrontato al tasso soglia aumentato del 2,1%.

Inoltre, le due tipologie di interessi sono applicate a grandezze distinte, in quanto il TAN è applicato al capitale finanziato, mentre l'interesse moratorio alla rata insoluta. La sommatoria dei due tassi appare, quindi, errata da un punto di vista logico-matematico.

Da ultimo, ogni ipotesi di sommatoria tra l'interesse corrispettivo e quello moratorio ai fini del confronto con il tasso soglia anti-usura è stata definitivamente ritenuta illegittima dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con sentenza 18 settembre 2020, n. 19597.

E' quanto si legge nella recentissima sentenza del Tribunale di Civitavecchia - 3 novembre 2020, n. 980.