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Ultimi orientamenti giurisprudenziali in tema di anatocismo
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Ultimi orientamenti giurisprudenziali in tema di anatocismo

Il Tribunale di Terni, con una recente sentenza, è intervenuto in materia di anatocismo trimestrale bancario.

Sul punto, osserva che la giurisprudenza di legittimità, modificando un orientamento consolidato che inquadrava le norme bancarie uniformi, predisposte dall'ABI e richiamate dalle clausole inserite nei contratti, nell'ambito degli usi normativi, ha chiarito che tali norme sono usi negoziali e, in quanto tali, insuscettibili di derogare a una norma imperativa quale quella di cui all'art. 1283 c.c. Nelle norme bancarie uniformi difetterebbero, infatti, i requisiti fondamentali della consuetudine, primo fra tutti l'elemento della opinio juris ac necessitatis, trattandosi di clausole imposte autoritativamente dalla banca ed accettate dal cliente non per la consapevolezza del loro carattere vincolante sotto il profilo giuridico, quanto piuttosto per la maggior forza contrattuale dell'istituto di credito.

Tale impostazione in merito alla disciplina anatocistica ed alla natura di uso negoziale della clausola contrattuale di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente alla banca, determina ex art. 1418 c.c., in combinato disposto con l'art. 1419 c.c., la nullità parziale del contratto e segnatamente della predetta clausola perché stipulata in violazione della norma imperativa di cui all'art. 1283 c.c. Deve, tuttavia, escludersi la possibilità della inserzione automatica di clausole che prevedano capitalizzazioni di diversa periodicità poiché, nell'insussistenza delle condizioni di legge che consentano di applicare l'anatocismo ovvero di una valida pattuizione tra le parti in tal senso, nessuna capitalizzazione può essere applicata (cfr. Cass. civ., Sez. Un., n. 24418/2010).

Va, inoltre, precisato che l'impostazione che precede trova piena applicazione in riferimento ai contratti stipulati in data anteriore al 22 aprile 2000 (ovverosia in data antecedente all'entrata in vigore della delibera CICR del 9.02.2000), ove l'anatocismo potrà ritenersi valido a far data dal 1 luglio 2000 laddove sia stato effettuato l'adeguamento delle disposizioni al principio di reciprocità tra interessi debitori e creditori.

In particolare, l'art. 7 della citata delibera CICR dispone che: "1. Le condizioni applicate sulla base dei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente delibera devono essere adeguate alle disposizioni in questa contenute entro il 30/6/00 e i relativi effetti si producono a decorrere dal successivo 1° luglio. 2. Qualora le nuove condizioni contrattuali non comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, le banche e gli intermediari finanziari, entro il medesimo termine del 30.06.2000, possono provvedere all'adeguamento, in via generale, mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Di tali nuove condizioni deve essere fornita opportuna notizia per iscritto alla clientela alla prima occasione utile, e, comunque, entro il 30/12/00. 3. Nel caso in cui le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, esse devono essere approvate dalla clientela".

Nel caso in esame, il contratto - stipulato nel 1993 - prevede criteri di capitalizzazione del tasso creditore e di quello debitore non omogenei in quanto, rispettivamente, annuale e trimestrale. Ne consegue che fino alla data del 30 giugno 2000 nessuna capitalizzazione può essere riconosciuta. Per quanto concerne, invece, il periodo successivo (a far data dal 1° luglio 2000), il consulente ha verificato che l'adeguamento al principio di reciprocità tra interessi debitori e creditori è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22.6.2000, ma tale adeguamento non risulta comunicato al cliente attraverso apposita comunicazione scritta.

Sul punto, si ritiene - aderendo all'ultimo orientamento dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. civ. n. 26779/2019) - che laddove le nuove condizioni contrattuali determinino un peggioramento delle condizioni, in virtù delle previsioni della citata delibera CICR, ai fini della applicazione delle stesse deve sussistere altresì l'approvazione per iscritto del cliente.

Questi i chiarimenti del Tribunale di Terni, sentenza del 18 dicembre 2019, n. 958.