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L'illegittima iscrizione in Crif: casistica e tutela a mezzo del procedimento d'urgenza
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L'illegittima iscrizione in Crif: casistica e tutela a mezzo del procedimento d'urgenza

La Crif, uno degli enti che gestisce il sistema di informazioni creditizie (SIC), raccoglie i dati relativi alle esposizioni debitorie delle persone fisiche e delle imprese che queste hanno nei confronti degli intermediari bancari e finanziari.

Sono gli intermediari bancari e finanziari che segnalano alla Crif i dati dei "cattivi pagatori" con la possibile conseguenza che questi ultimi possano vedere rigettate le eventuali e successive richieste di accesso a linee di credito.

La registrazione di un dato ritenuto pregiudizievole e relativo a un credito in sofferenza deve essere sempre preceduto da una comunicazione, trasmessa a cura dell'intermediario che ne richiede l'iscrizione (ai sensi dell'art. 4, comma 7, del Codice Deontologico e di Buona Condotta per i Sistemi Informativi e dell'art. 125, comma 3, TUB), che contenga l'avviso che presso i sistemi di informazioni creditizie verranno registrate le informazioni sui ritardi di pagamento; in caso contrario l'iscrizione deve essere considerata illegittima (in tal senso si è espressa anche la Corte Costituzionale, sent. n. 233/2003).

In relazione alla mancata ricezione del menzionato preavviso ricordiamo che l'onere di dimostrare l'avvenuta trasmissione della predetta comunicazione grava esclusivamente sull'intermediario; a tal proposito si ricorda che l'invio del preavviso a mezzo di posta ordinaria non fornirà alcuna prova dell'avvenuta ricezione, nel caso in cui il cliente contesti il fatto di non aver mai ricevuto detta comunicazione.

L'informativa, inoltre, è considerata come espressione del principio di correttezza e lealtà nel trattamento dei dati personali; questa ha lo scopo di consentire al cliente/debitore la possibilità di adoperarsi e intervenire prima dell'avvenuta segnalazione di un elemento lesivo.

A tal proposito il cliente deve essere avvertito dall'intermediario, pena l'illegittimità della segnalazione, almeno 15 giorni prima (in tal senso si veda: Tribunale di Firenze, sent. n. 2304/2016; Tribunale di Milano, ord. 29.08.2014) in conformità di quanto sancito dal Codice Deontologico e di Buona Condotta per i Sistemi Informativi.

L'art. 4, comma 7, del citato codice, infatti, dispone che: "al verificarsi di ritardi nei pagamenti, il partecipante, anche unitamente all'invio di solleciti o di altre comunicazioni, avverte l'interessato circa l'imminente registrazione dei dati in uno o più sistemi di informazioni creditizie. I dati relativi al primo ritardo di cui al comma 6 possono essere resi accessibili ai partecipanti solo decorsi almeno quindici giorni dalla spedizione del preavviso all'interessato".

Proprio per la delicatezza della materia in esame e per i possibili danni che una eventuale errata iscrizione possano creare, soprattutto a un soggetto che eserciti attività d'impresa, è necessario che l'intermediario proceda con la massima attenzione nel momento in cui fornisce agli enti che gestiscono le informazioni creditizie i dati relativi ai propri clienti; in merito a questo aspetto la giurisprudenza ha sottolineato più volte che l'intermediario deve procedere eseguendo un'analisi della situazione patrimoniale del debitore al fine di ravvisare una giustificazione, con la segnalazione dei dati di quest'ultimo, in una situazione di difficoltà non transitoria, addirittura paragonabile - anche se non coincidente - all'insolvenza (in tal senso si è espressa la Cass. Civ., 10 ottobre 2013, n. 23093 e 12 ottobre 2007, n. 21428).

La pronuncia della Suprema Cassazione n. 23093/2013, ribadisce, infatti, che: "ai fini dell'obbligo di segnalazione che incombe sulle banche, il credito può essere considerato in sofferenza allorché sia vantato nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente o che versino in situazioni sostanzialmente equiparabili, nozione che non si identifica con quella dell'insolvenza fallimentare, dovendosi far riferimento ad una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come grave difficoltà economica".

Un ulteriore caso di presunta illegittima segnalazione è individuabile nel momento in cui non venga aggiornata una posizione già segnalata, a seguito del raggiungimento di un accordo transattivo con l'intermediario o a seguito di un altro evento (esempio: esito dell'accertamento giudiziale del credito) che abbia ridotto e modificato l'importo del credito vantato dall'intermediario; anche in tali casi il cliente avrà diritto ad ottenere l'aggiornamento o la cancellazione delle informazioni indicate in banca dati, oltre al risarcimento dei danni causati dal ritardo nell'aggiornamento della sua posizione.

Relativamente alle casistiche sopra esposte e relativamente all'illegittima segnalazione in Crif è possibile ricorrere d'urgenza, ex art. 700 c.p.c., nel caso in cui si ravvisi il fumus boni iuris e il periculum in mora; la mancanza di uno di questi due presupposti non consentirebbe, infatti, di ottenere l'emanazione di un provvedimento di accoglimento della domanda, con conseguente rigetto del ricorso presentato.

Il fumus boni iuris potrà essere ravvisato nell'eventuale vizio procedurale (esempio: la mancanza della comunicazione preventiva che deve essere trasmessa dall'intermediario) o nella mancanza dei presupposti di merito (esempio: la mancanza di una grave difficoltà economica del debitore che presupponga l'iscrizione) per giustificarne l'iscrizione; al contrario il periculum in mora sarà caratterizzato dalla concreta impossibilità di accedere a nuove linee di credito da parte del soggetto segnalato.

La Giurisprudenza, a tal proposito, (si veda: Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2010, n. 12626) ha ribadito che l'intermediario è tenuto a risarcire, oltre al danno patrimoniale derivante dall'illegittima segnalazione, anche il danno causato all'immagine del soggetto segnalato; ad ogni modo il pregiudizio subito deve essere sempre provato da parte del soggetto interessato.

Sulla prova del menzionato pregiudizio subito ricordo come la Giurisprudenza (si veda, a tal proposito: Cass. civ., sez. I, 25 gennaio 2017, n. 1931) abbia ribadito che il risarcimento del danno economico e di immagine non può essere riconosciuto in automatico "la liquidazione equitativa può aver luogo soltanto se il danno è provato nell'an, e ad ogni modo la liquidazione equitativa non esime il danneggiato dall'offrire al giudice gli elementi di fatto necessari alla liquidazione, nell'ipotesi in cui il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare ai sensi dell'articolo 1226 c.c." (in tal senso, si veda: Cass. civ., sez. I, 8 gennaio 2016, n. 127).

Pertanto si deve convenire che il danno da illegittima segnalazione comprenda, oltre al danno patrimoniale, che è individuabile nella riduzione della possibilità di accedere al credito con conseguente maggiore entità nel caso in cui il soggetto interessato sia un imprenditore, anche il danno non patrimoniale; in quest'ultima voce si ritengono compresi molteplici aspetti (danno morale, danno alla reputazione personale e commerciale, ecc.) che rientrano pienamente nella tutela costituzionale dettata dall'art. 2 della Costituzione.