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Sulla violazione dei doveri a carico degli intermediari finanziari
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Sulla violazione dei doveri a carico degli intermediari finanziari

In tema d'intermediazione finanziaria, in assenza di un'esplicita previsione normativa, la violazione dei doveri di informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento finanziario non può determinare l'invalidità del contratto quadro o dei singoli atti negoziali posti in essere in base allo stesso, ma può dar luogo soltanto a conseguenze risarcitorie, costituendo fonte di responsabilità precontrattuale nel caso in cui detta violazione si verifichi nella fase antecedente o coincidente con la stipulazione del contratto di intermediazione destinato a regolare i successivi rapporti tra le parti, ovvero fonte di responsabilità contrattuale, nonché causa di risoluzione del contratto, ove le violazioni riguardino le operazioni di investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto quadro.

A tale orientamento si è puntualmente attenuta la sentenza impugnata, la quale, nell'escludere l'annullabilità del contratto di negoziazione e dei successivi ordini di acquisto dei titoli, ha rilevato che la violazione allegata dagli attori, consistente nella mancata segnalazione dell'inadeguatezza delle operazioni, non risultava idonea a legittimare la proposizione di una domanda di annullamento, potendo quest'ultima trovare giustificazione esclusivamente in presenza di vizi del consenso, non ipotizzabili in relazione al comportamento denunciato, il quale si collocava a valle della stipulazione del contratto quadro ed aveva comportato soltanto uno scostamento in sede esecutiva tra il profilo di rischio degli investitori e gli investimenti concretamente effettuati.

A ribadire questo importante principio è la Cassazione civile - Sezione I - Ordinanza del 26 ottobre 2020, n. 23454.