powered by
Benvenuto!   Accedi o registrati
INFORMAZIONI
Obblighi informativi degli intermediari: i chiarimenti del Tribunale di Firenze
Correlati
Ricerca
Obblighi informativi degli intermediari: i chiarimenti del Tribunale di Firenze
Obblighi informativi degli intermediari: i chiarimenti del Tribunale di Firenze
INFORMAZIONI
Obblighi informativi degli intermediari: i chiarimenti del Tribunale di Firenze

In tema di risarcimento del danno per la perdita del capitale investito dovuta all'acquisto di un prodotto finanziario, grava sull'intermediario l'onere di provare, ex art. 23 d.lgs. n. 58 del 1998, di aver adempiuto positivamente agli obblighi informativi relativi non solo alle caratteristiche specifiche dell'investimento ma anche al grado effettivo di rischiosità, mentre grava sull'investitore l'onere di provare il nesso causale consistente nell'allegazione specifica del deficit informativo nonché di fornire la prova del pregiudizio patrimoniale dovuto all'investimento eseguito, potendosi fornire la prova presuntiva del nesso causale tra l'inadempimento ed il danno lamentato. Ne consegue che la prova dell'avvenuto puntuale adempimento degli obblighi informativi non può essere ritenuta ininfluente in considerazione dell'elevata propensione al rischio dell'investitore dalla quale desumere che quest'ultimo avrebbe comunque accettato il rischio ad esso connesso, dal momento che l'accettazione consapevole di un investimento finanziario non può che fondarsi sulla preventiva conoscenza delle caratteristiche specifiche del prodotto, in relazione a tutti gli indicatori della sua rischiosità.

Dalla funzione sistematica assegnata all'obbligo informativo gravante sull'intermediario finanziario, preordinato al riequilibrio dell'asimmetria del patrimonio conoscitivo-informativo delle parti in favore dell'investitore, al fine di consentirgli una scelta realmente consapevole, scaturisce una presunzione legale di sussistenza del nesso causale fra inadempimento informativo e pregiudizio, pur suscettibile di prova contraria da parte dell'intermediario; tale prova, tuttavia, non può consistere nella dimostrazione di una generica propensione al rischio dell'investitore, desunta anche da scelte intrinsecamente rischiose pregresse, perché anche l'investitore speculativamente orientato e disponibile ad assumersi rischi deve poter valutare la sua scelta speculativa e rischiosa nell'ambito di tutte le opzioni dello stesso genere offerte dal mercato, alla luce dei fattori di rischio che gli sono stati segnalati.

Alla luce della normativa primaria e secondaria di settore (T.U.F. e relativo regolamento attuativo), l'intermediario è tenuto ad informare il cliente non solo delle caratteristiche oggettive dello strumento finanziario, ma anche dei concreti scenari probabilistici, noti o conoscibili dall'intermediario all'epoca dell'operazione, così da consentire al cliente di valutare consapevolmente la scelta di investimento.

Nel caso di specie, l'intermediario non ha fornito la prova dell'adempimento agli obblighi di informazione rispetto alla rischiosità delle operazioni di acquisto di derivati poste in essere dagli attori. Ne consegue che, in ragione della condotta omissiva tenuta, è derivato agli attori un danno, costituito dalle perdite subite a causa degli investimenti in derivati.

In particolare, non può essere accolta la prospettazione formulata in via subordinata dalla convenuta, secondo la quale non si potrebbero caducare solo le operazioni che avrebbero determinato una perdita, dovendosi invece considerare tutte le operazioni. Infatti, al caso di specie non è applicabile il principio espresso da Cass. Sez. U., Sentenza n. 28314 del 04/11/2019, dal momento che nella presente fattispecie non viene in rilievo una questione di nullità del contratto per difetto di forma (che invece era oggetto della pronuncia citata, la cui massima così recita: "La nullità per difetto di forma scritta contenuta nell'art. 23 comma 3 del d.lgs. n. 58 del 1998 può essere fatta valere esclusivamente dell'investitore, con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell'accertamento operano soltanto a suo vantaggio. L'intermediario, tuttavia, ove la domanda sia diretta a colpire soltanto alcuni ordini di acquisto, può opporre l'eccezione di buona fede se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno alla luce della complessiva esecuzione degli ordini conseguiti alla conclusione del contratto quadro").

E' quanto si legge nella sentenza del Tribunale di Firenze, 2 luglio 2020, n. 1552.